Giovedì 2 dicembre 2004 Santa Bibiana |
E' una nuova giornata serena, ci avviamo a
visitare diverse scuole a Beit Jala, a Beit Sahour e a Betlemme. La prima tappa è presso un check point
dove dobbiamo cambiare macchina e autista. Qualche palestinese, cinquanta metri più avanti,
a piedi attraversa uno sbarramento, costituito da cumuli di macerie e sporcizia che bloccano una
via laterale. E' la via che faremo anche noi per prendere il taxi verso Beit Jala.
Nell'attesa scattiamo alcune foto del muro che avanza per proteggere l'insediamento di Har Gillo.
I soldati isreaeliani pattugliano le vie con le jeep, siamo ancora a Gerusalemme.
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Iniziamo la "vorticosa" visita di una serie di
scuole. Ne perdiamo il conto, perché don Pietro ci divide a gruppetti e ci lascia chi in una
scuola chi in un'altra, per poi venire a riprenderci.
Le direzioni delle scuole sono molto ospitali, vorrebbero trattenerci un poco, farci visitare
le classi, ma non c'è molto tempo.
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Eccoci in una nuova scuola.
Siamo in due. Mentre visitiamo insieme al Preside la scuola abbiamo modo di
incontrare studenti di ogni età. Ci intratteniamo con le adottate del nostro amico Ciro,
che non è potuto venire con noi. Veniamo "avvolti" da gruppi di bambini che ci salutano
e vogliono essere fotografati in tutte le pose.
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Ripassiamo a piedi il check point della mattina.
Sulla strada aperta alla circolazione delle macchine c'è una leggera fila per i controlli
da parte dei soldati israeliani.
A 100 metri, dopo l'incrocio, ecco la Hope School. E' una scuola che ha avuto molte
vicissitudini e recentemente ha anche rischiato di chiudere.
La maggior parte degli studenti viene dal circondario e molti da Betlemme.
In questa scuola studiano circa duecento studenti; alcuni di essi, gli orfani e quelli
che vengono da luoghi lontani, vivono nella scuola.
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Anche per alcuni insegnanti ci sono delle difficoltà, infatti alcuni docenti
da un mese a questa parte non possono raggiungere la scuola, perché le autorità israeliane
non hanno rinnovato i permessi per loro necessari.
Nonostante tutte queste difficoltà la scuola va avanti. La direzione ci invita a visitare
l'allevamento di galline (circa 5000) che producono giornalmente più di
3500 uova. Con il ricavato delle vendite dei prodotti la scuola riesce a mantenere studenti
di famiglie povere impossibilitate a pagare la retta scolastica annuale.
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Dopo un pranzo a base di carne, riso e cavoli ci apprestiamo a ripartire per una visita
al Campo dei pastori. Ci accompagnano due insegnanti della Hope School con la loro macchina.
Non incontriamo nessuno, siamo gli unici pellegrini. Non c'è nemmeno il padre francescano
che custodisce il luogo, per cui possiamo muoverci "tranquilli" anche sul suo terreno.
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La seconda tappa è Betlemme. La grotta della Natività. Avremmo modo di visitarla
altre due volte e sempre in totale e completa calma. E' un'emozione unica inginocchiarsi e
pregare in questo luogo. Qui ci si sente veramente piccoli, come Gesù bambino, ma parte di un
disegno più grande che ci unisce tutti e abbraccia tutto il mondo.
Sostiamo a lungo; non c'è nessuno che ci invita ad affrettarci all'uscita.
Visitiamo anche la chiesa superiore; le nostre guide ci mostrano i segni ancora visibili
dei quarantatre giorni dell'occupazione del 2003.
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I nostri amici Liliana e Giampiero ci fanno una bella sorpresa: ci portano a visitare un
ospedale pediatrico. La struttura è gestita da una organizzazione germano-svizzera, che
riceve fondi da tutta l'Europa.
Qui troviamo una giovane suora italiana, delle suore Elisabettiane di Padova,
che ci illustra l'attività dell'ospedale a favore delle mamme e dei bambini palestinesi.
E' una struttura che può ospitare fino a 85 bambini, ma fortunatamente non è mai piena.
La suora ci illustra le patologie principali che sono curate dall'opedale e, alla fine,
ci porta a visitare tutti i reparti.
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E' sera. I nostri "autisti" ci accompagnano alla Porta Nuova. Li rivedremo sabato alla Hope School.
Ci apprestiamo a cenare nella caffetteria/ristorante del Pontificio
Istituto "Notre Dame" di Gerusalemme. E' una struttura imponente. Ci guida Giampiero,
che conosce il direttore del centro.
Qui, don Pietro, con una delle sue solite sorprese, ci fa conoscere una coppia palestinese e la
loro terzogenita, pronta per essere adottata, dice lui.
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Giovedì 2 dicembre 2004 Santa Bibiana |