Domenica 5 dicembre 2004 II di Avvento |
Oggi è domenica, ma in Israele è giorno lavorativo. Ci immettiamo nel traffico per uscire
da Gerusalemme e dirigerci a Jaffa.
Alle fermate degli autobus ci sono tanti giovani, ma anche tanti gruppi di soldati.
La nostra meta è l'Ecole des Frères di Jaffa: anche qui dobbiamo consegnare il titolo di
"Pionieri della Pace", questa volta in terra israeliana.
Don Pietro ci annuncia che avremo degli ospiti a sorpresa.
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Il mare è lì a due passi. Ma gli impegni ci aspettano; entriamo rapidamente nella scuola.
Oggi sarà una giornata più tranquilla. Ci saranno meno invitati, anche se magari un po'
più "altolocati" rispetto a ieri mattina.
Avremo l'onore di conoscere anche l'ambasciatore d'Italia in Israele il dr. Alessandro
De Bernardin.
Delle autorità religiose si presentano solo l'imam e il parroco francescano, mentre il rabbino
preferisce non venire. Peggio per lui, un'occasione persa per incontrare gente simpatica.
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Dopo un breve saluto del dr. Costa del "Centro Pace" di Assisi che introduce la nomina
dei "Pionieri della Pace", l'Ambasciatore ci confida che, in questi giorni, la diplomazia
a diversi livelli sta facendo passi importanti sulla via della pacificazione tra Israeliani e
Palestinesi.
Nutre una buona speranza circa l'avvio di un dialogo serio tra israeliani e palestinesi.
Dice di sentirsi orgoglioso di essere italiano, per tutto quello che il popolo italiano
sta facendo, per portare segni di riconciliazione in questa terra martoriata da una guerra
che dura da più di 50 anni.
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Entriamo nel "cuore" della mattinata con una preghiera e la benedizione del Pane della Pace.
Una grande pagnotta di pane con disegnata sopra la parola pace, sia in arabo, sia in ebraico.
Il pane è stato fatto preparare questa mattina da Amos, un israeliano attivista per la pace e
amico di don Pietro, nel forno della città dove si ritiene vi sia il sito archeologico
di Emmaus.
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Amos ci legge un passo dell'Antico testamento e recita una breve preghiera.
Cita un passo del "Mercante di Venezia" di Shakespeare e ci dice che lo sta traducendo
in ebraico e in arabo per farlo rappresentare nei teatri della Terra santa.
Al termine della premiazione, Amos ci invita a mangiare insieme il pane della pace.
Sì, perché non è solo bello, ma è anche molto buono!
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La sorpresa è un artista israeliano, Aoze Aoze Aar. Ci mostra alcune sue opere, in particolare
lo schizzo del fiore della pace lungo 110 metri realizzato in riva al Mar Morto.
Ci rende partecipi di quello che sarebbe il suo sogno.
Ha realizzato dei piccoli cubi colorati di cartone e con essi intende costruire una scultura
composta da 2 miliardi e mezzo di cubi. Ogni cubo viene venduto ad un prezzo simbolico di 10 dollari.
Ne ha venduti fino ad ora 10 milioni. Con metà del ricavato porta avanti le sue iniziative
di pace e con l'altra metà sostiene diverse scuole della Palestina.
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Con lui c'è una cantante rap israeliana che ci intattiene con un paio di arie.
Al termine della premiazione, le foto di gruppo e il consueto rito della raccolta delle firme, alla
quale partecipano anche alcuni bambini, figli di volontari europei che operano nella scuola
e nella parrocchia.
Salutiamo e ringraziamo il preside dell'Ecole che ci ha ospitato e ripartiamo verso Gerusalemme.
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Mangiamo qualcosa sul pullman che ci porta nella periferia di Gerusalemme Ovest.
Stiamo per raggiungere il Monte degli Ulivi, il Dominus Flevit e l'Orto degli Getsemani.
Ma prima facciamo tappa a Ain Karem, piccola città dove hanno vissuto
Zaccaria e Elisabetta e dove è nato Giovanni il Battista.
Nel luogo dove l'angelo annuncia a Zaccaria la nascita di Giovanni e dove Zacaria,
riacquistata la parola, recita il Benedictus, celebriamo la S. Messa domenicale.
Al termine visitiamo la casa di Elisabetta, dove Maria proclamò il Magnificat.
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Anche questa giornata è passata in fretta. Le prime luci incominciano ad accendersi.
Velocemente scendiamo dal pullman che ci ha portati in cima al Monte degli Ulivi.
Da questo punto si gode una vista eccezionale su Gerusalemme. In primo piano la Città vecchia
con le sue mura e dietro, tutt'intorno, la Gerusalemme nuova (Ovest).
Appena sotto di noi l'enorme cimitero ebraico che copre tutta il fianco meridionale
del Monte degli Ulivi.
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Una prima tappa obbligata, scendendo verso il Getsemani, è il luogo, a mezza costa, dove Gesù
pianse amaramente sulla città. E' un luogo suggestivo. Verrebbe voglia di fermarsi qualche
ora ma non possiamo, i luoghi santi per motivi di sicurezza chiudono tutti alle ore 17.
Il cielo splendido di questi giorni sta rannuvolandosi.
Di corsa lungo la ripida discesca, verso l'Orto degli Ulivi.
Incontriamo un gruppo numerosissimo di nigeriani che stanno uscendo dalla Basilica dell'Agonia.
Ci fermiamo alcuni minuti in preghiera personale, poi usciamo fuori nella notte e ci ritroviamo
tra gli alberi secolari di ulivo.
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La serata è tranquilla come sempre. E' presto per la cena al Notre Dame e quindi ci avviamo
per le vie della Città vecchia verso il Santo Sepolcro.
E' nostro desiderio vedere l'operazione della chiusura della porta. Arriviamo in tempo.
Tutti i rappresentanti delle varie chiese cristiane sono dentro l'ingresso. Sono le ore 19.00,
si chiude la porta. Viene appoggiata la scala per chiudere il chiavistello posto nella parte alta
della porta. Si apre una finestrella dalla quale viene introdotta all'interno la scala.
Si riapre domani mattina alle 4.30. Qualcuno fa il proposito di tornare.
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Domenica 5 dicembre 2004 II di Avvento |